domenica 6 agosto 2017

Una giusta pensione e redistribuire il lavoro dagli anziani ai giovani

Si segnala un documento del COORDINAMENTO NAZIONALE UNITARIO PENSIONATI (CONUP)



La condizione di coloro che non sono ancora in età pensionabile e lavorano, e quella dei lavoratori già in pensione sono apparentemente indipendenti e, secondo il senso comune prevalente, addirittura contrastanti. Come recita la vulgata, ciò che i secondi ricevono come pensione verrebbe sottratto ai primi come contributi. Ci troveremmo, dunque, in un gioco a somma negativa per i primi, che si vedrebbero privare di una parte dei “loro” soldi. Questa rappresentazione è, nel migliore di casi, frutto di un errore grossolano, mentre nel peggiore costituisce una maldestra mistificazione. La mistificazione consiste nel teorizzare un conflitto (tra generazioni) là dove invece c’è un interesse comune. La questione è semplice, nonostante gli ideologi conservatori tendano a confondere il processo che sfocia nella sua soluzione dietro ad inutili complicanze. Innanzi tutto, grazie al lavoro di quelli che oggi son pensionati, i giovani possono posporre significativamente il momento del loro ingresso nel mondo del lavoro, ed entrare nel processo produttivo con conoscenze enormemente superiori rispetto a quelle dei loro padri. C’è dunque stato un “contributo” materiale, da parte di chi oggi è anziano, alla libertà dei giovani dalla condizione servile, condizione che la 1 maggior parte dei loro predecessori doveva subire in un passato non lontano. Si dirà, ma quell’emancipazione non basta. I giovani sono oggi esclusi in massa dal lavoro; che se ne fanno, dunque, di quella libertà? Qui interviene l’altro aspetto dell’interesse comune al quale abbiamo accennato. Le occasioni di lavoro dei giovani possono, infatti, scaturire: - dal fatto che gli anziani concludono la loro fase di partecipazione alla produzione andando in pensione, e vengono sostituiti dalle nuove generazioni, con una redistribuzione tra generazioni del lavoro necessario; - da una crescente soddisfazione di bisogni, che chiama in causa nuovi lavori. Ora, se si impone agli anziani di lavorare sempre più a lungo, come sta accadendo da più di vent’anni, questa fisiologica redistribuzione dell’attività produttiva viene bloccata, e i giovani finiscono col trovarsi in massa esclusi dal lavoro…



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