domenica 6 agosto 2017

LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI E REDDITO MINIMO GARANTITO?


I consulenti economici di palazzo Chigi e di via Sant’Andrea delle Fratte (sede naz.le Pd) dopo le vacanze agostane presenteranno le loro proposte, contestualmente al ministro del lavoro Poletti, su lavoro e previdenza e, dopo il fallimento del jobs act, tenteranno nuovamente di inserire nella bozza di legge di bilancio misure strutturali di incentivi alle imprese  agendo sul cuneo fiscale (altre riduzioni di tasse e contributi a carico dei datori di lavoro?) per tentare di ottenere assunzioni stabili anzichè finti posti di lavoro a tempo indeterminato che poi senza articolo 18 diventano facilmente licenziamenti e forse assunzioni a tempo determinato. Il viceministro all’economia Morando sostiene che “il lavoro stabile deve costare meno di quello flessibile”, questa tesi più che una certezza rischia di essere una nuova sperimentazione fallimentare come è stata la decontribuzione ai datori di lavoro con il jobs act.

Le cose facili, spesso e volentieri le fanno diventare le più difficili.

Avviare un ricambio generazionale nel mondo del lavoro dando lavoro ai giovani e la pensione agli anziani  (abbassando i requisiti pensionistici a tutti) è così difficile?

Una pensione di garanzia futuribile o un lavoro con conseguente reddito da subito ai giovani?

Un Piano di Lavoro Straordinario investendo le risorse finanziarie disponibili anziché promettere la riduzione delle tasse in percentuale uguale e identica a tutti, poveri e ricchi, probabilmente sarebbe la strada migliore.

Si segnala un articolo pubblicato a luglio su il Manifesto dove Andrea Fumagalli, tra l’altro, ha risposto così alla domanda “Cosa dire ai giovani che non avranno una pensione degna?”:
"Le riforme pensionistiche in Italia con il passaggio al sistema contributivo hanno risolto il problema della sostenibilità economica della spesa previdenziale, ma hanno innescato una bomba sociale. In presenza di elevata precarietà lavorativa, i contributi versati non permetteranno a molti di godere di un livello di pensione superiore alla povertà relativa. Saranno costretti a lavorare finché moriranno, oppure a sperare di morire prima di andare in pensione. Questo obbligherà, a partire dal 2030, quando il sistema contributivo andrà a regime, a un intervento di sostegno al reddito per coloro che si troveranno in una situazione di povertà."

7 commenti:

omomom ha detto...

Abbassare l'età pensionabile e mandare in pensione prima i lavoratori, abbassando i sadici requisiti della L. Fornero, significherebbe che i ladri che ci governano non potrebbero usare e abusare dei fondi INPS per le loro sporche manovre. L'unico partito che non ha votato a favore della L. Fornero, ricordo, è la Lega.

omomom ha detto...

Abbassare i requisiti di età introdotti dalla sadica L. Fornero significherebbe, per i mistificatori delle pensioni, perdere fior di contributi, dato che salari e stipendi dei lavoratori anziani sono di norma i più alti. E' noto che la spesa pensionistica italiana, se fosse depurata della parte che torna allo Stato in forma di tasse, sarebbe inferiore a quella francese. E se consideriamo che i fondi previdenziali INPS sono utilizzati per finalità che nulla hanno a che vedere con la previdenza, bensì con l'assistenza, e che vengono erogate prestazioni e bonus assortiti a cani e porci (dai finti invalidi agli stranieri per i quali è sufficiente risiedere in Italia da 5 anni e avere i requisiti di età, ecc.), vedremmo che la spesa pensionistica è del tutto nella norma. Ma è stato (vero Monti / Fornero ?) ed è tuttora più facile utilizzare la previdenza, che ricordo E' SALARIO DIFFERITO,cioè denaro che va in busta paga e da lì prelevato forzosamente, per le esigenze della Finanza. Ci vorrebbe la ghigliottina (per rimanere in Francia) per molti.....

Diritto alla Pensione ha detto...

Per correttezza di informazione, in Parlamento, non votò la legge Fornero anche Italia dei Valori. Antonio di Pietro, tra l'altro, dichiarò:
"È una manovra che non fa gli interessi della collettività italiana, è una manovra, cito un manifesto di economisti ed intellettuali di ieri, signor Presidente, che viene imposta al Paese ma che manca di un concreto e chiaro segno di equità. Ha in sé un rigore a senso unico e la giustizia sociale è inesistente. È una manovra non equa, signor Presidente del Consiglio, perché fa pagare il costo della crisi ai pensionati e non alle lobby finanziarie…”
Vedi link
https://dirittoallapensione.blogspot.it/2016/05/legge-fornero-chi-lha-votata-e-chi.html

Diritto alla Pensione ha detto...

Ci vorrebbe la ghigliottina? La rivoluzione francese è finita da un pezzo. Ci vorrebbe questo e quello?
Come blog pensiamo che, per cancellare/modificare sostanzialmente la legge Fornero, basterebbe partecipare a iniziative incisive, alle mobilitazioni generali con tanto di sciopero come si deve e forse a palazzo Chigi capirebbero. Forse capiranno anche con il voto prossimo venturo se esprimerà un reale cambiamento rispetto all'attuale parlamento.

snait ha detto...

Contro la legge Fornero votarono anche i parlamentari della Suedtiroler Volkspartei e i valdostani.

omomom ha detto...

La mia era ovviamente una provocazione. Comunque, mi sembra che il job act in salsa francese là non sia passato per le proteste di lavoratori e studenti, uniti, a differenza che in Italia, e che non furono proteste tanto pacifiche, mi sembra sempre di ricordare. Con le forze politiche del nostro Paese, dove nemmeno i fuoriusciti / umarell dal PD manifestano propositi di controriformare la Fornero, non c'è da essere ottimisti.

Diritto alla Pensione ha detto...

Precisazione efficace e valutazioni condivisibili.