domenica 13 agosto 2017

La previdenza “dipendente” dalle politiche governative senza nessuna certezza



Durante una vita di “lavoro dipendente” o di lavoro autonomo l’unica certezza era la previdenza pubblica che avrebbe dovuto assicurare una vecchiaia possibilmente serena e tranquilla.

Dal lavoro dipendente, insomma, siamo passati ad una previdenza “dipendente” dai continui interventi governativi giustificati dall’andamento demografico, dal Pil e dall'esagerato debito pubblico con l’unica certezza di un continuo allungamento dei requisiti per l’accesso alla pensione e una progressiva riduzione dell’assegno pensionistico.


Il dibattito sulle pensioni anche durante il periodo estivo non si è interrotto minimamente offrendo un continuo alternarsi di un argomento all’altro tenendo alta l'attenzione di tutti salvo creare una certa confusione in quanti vorrebbero cose semplici e chiare rispetto ad una previdenza equa e giusta per tutti.


Partita con notevole ritardo l’Ape sociale e l’Ape precoci le cui domande di verifica hanno avuto come prima scadenza il 15 luglio con possibilità, comunque, di ritardata presentazione, l’attenzione si è spostata tutta sull’indicizzazione dei requisiti pensionistici in base all’aspettativa di vita. Su quest’ultima l’Istat dovrà rendere i dati definitivi rispetto alle rilevazioni effettuate nel periodo tra il 2014 e il 2016 entro fine ottobre e, a quel punto, qualcosa potrà essere deciso (RgS e Boeri permettendo) nel merito del possibile blocco dell'aumento di 5 mesi dal 2019 per l’accesso alla pensione di vecchiaia e per quella cosiddetta anticipata.

Per Ape sociale e Ape volontario la fase sperimentale finisce nel 2018 ma già avanzano le proposte per renderle strutturali fissando l’età a partire dai 63 anni senza ulteriori innalzamenti per aspettativa di vita così come per l'Ape precoci con 41 anni di contribuzione.


In attesa dell’inizio della cosiddetta fase due governo-sindacati di fine mese inizio settembre, da svolgere in cinque tavoli, cosa poteva essere utile per tenere alta l’attenzione di quanti difficilmente riescono a liberarsi dell’incubo pensione (per non parlare del dramma lavoro dei giovani in attesa...) che arriva, non arriva o chissà quando arriverà?


Quota 100, quale proposta di legge conviene o non conviene. Tutto un dibattito aleatorio in quanto era una ipotesi e per il momento rimane una ipotesi.


Ape volontario: una “follia” tecnico finanziaria quasi pronto per l’approvazione da parte del governo e conseguente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che metterà a nudo tutte le contraddizioni di tale formula. Tra l’altro vengono escluse le fasce più deboli della platea eventualmente interessata in quanto  Secondo quanto prevede la legge di Bilancio, la pensione al netto del rimborso Ape non potrà essere inferiore a 1,4 volte il trattamento minimo, una condizione che, nei fatti, escluderà coloro che non hanno ragguagliato un lordo minimo di 800 euro mensili. Inoltre le banche potranno rifiutare la concessione dell'anticipo ai cattivi pagatori. La restituzione dell’Ape, nei 20 anni successivi al pensionamento, potrà beneficiare della detrazione fiscale del 50% per quanto riguarda i costi di interessi del piano di ammortamento (ma non del piano di accumulo) e assicurazione. Complessivamente la misura risulterà piuttosto costosa: occorrerà, infatti, lasciare per strada circa il 5% netto dell'assegno per ogni anno di anticipo. Basti pensare, invece, che la proposta Damiano del 2013, tanto sbandierata in questi anni, prevedeva una decurtazione del 2% per ogni anno di anticipo che, peraltro, sarebbe stata applicata solo alle quote retributive dell'assegno e sul valore lordo. Sino ad un massimo dell'8%. L'Ape prevede dunque una penalizzazione di gran lunga superiore al progetto Damiano che richiederà un'attenta valutazione dei costi da parte dei potenziali interessati (qui è possibile simulare in anteprima il costo della misura”. (Pensioni, Pronto il decreto sull'APe volontaria, PensioniOggi,Domenica, 13 Agosto 2017).


Tra tutti questi argomenti c’è anche l’intermezzo della questione dell’abolizione dei vitalizi con approvazione alla Camera di un disegno di legge inviato al Senato senza però la certezza di un'approvazione definitiva e soprattutto a rischio di incostituzionalità in quanto i “diritti acquisiti” ovvero i privilegi dei politici non si toccano. Privilegi che non c’entrano niente, comunque, con le pensioni d’oro che sono un’altra cosa su cui le proposte prevalenti sono quelle di mettere un tetto massimo a 5000 euro lordi, che non sono certo pochi.

1 commento:

scartabagat ha detto...

"richiederà un'attenta valutazione dei costi da parte dei potenziali interessati"

Pochi maledetti e subito.
Purtoppo il sistema della fornero è fatto in modo che piu' rimani dentro e piu' ci perdi, occorre uscire appena possibile.
L'ape una follia? , ma allora un sistema dove a parità di età chi va in pensione prima ha una aspettativa di vita e chi dopo ne ha un' altra è da trattamento sanitario obbligatorio? Piu' lavori e piu' diventi vecchio? ahahaha. Con un minimo di onestà si poteva legare l'aspettativa di vita all'eta di nascita non a quella della pensione.
Eppure il signor Landini e i suoi compari questa porcheria l'hanno accettata tranquillamente e niente fa presupporre che cambieranno idea oggi, anzi, la pensione complementare è grasso che cola anche per loro, un po' di sceneggiata ogni tanto ma nessuno cambierà in meglio la situazione attuale, puo' solo peggiorare.