mercoledì 9 agosto 2017

I tecnici al servizio della buona politica o della sporca politica?

Sempre sui soliti noti?

La “storiella” dei tecnici neutrali dopo l’esperienza del governo Monti nessuno la beve più visto dove è stata rivolta la “macelleria sociale” per ripianare i conti pubblici a scapito in particolare delle pensioni sia per quanto riguarda i requisiti di accesso e sia per il blocco delle rivalutazioni delle pensioni in essere.

Dopo il cosiddetto “salva Italia” che ha accontentato i mercati, la Ue, la Banca Centrale Europea e il Fmi, lo spread è tornato a valori normali ma il debito pubblico è continuato a salire anche con i governi successivi di politici nominati.
Una interessante tabella su Irpef.info risponde a  Chi ha creato il debito pubblico italiano? e dimostra che, nonostante i tagli a pensioni, sanità, scuola, blocco delle assunzioni nel pubblico impiego e blocco dei contratti, ecc. negli ultimi anni i governi hanno portato il debito pubblico a oltre 2.200 miliardi. 
Come è possibile aumentare il debito familiare (italiano) risparmiando su questo e quello?
La risposta si trova nelle leggi di bilancio, vale a dire sperperando qua e là e,  senza andare troppo lontano, basta vedere quelle degli ultimi anni (detassazione/decontribuzione mirata, salvataggio banche private con i soldi pubblici, bonus a pioggia a diverse categorie, spese militari come gli F35, eliminazione tassa prima casa a tutti indistintamente, grandi opere inutili se non dannose, appalti pubblici inficiati da corruzione, ecc.ecc. – la lista della spesa a perdere fatta con i risparmi sui servizi pubblici e sulle pensioni è sicuramente ancora lunga e viene decorata con i famosi privilegi ai manager falliti o ai politici dal vitalizio “guai a chi me lo tocca”.
In tutto questo bailamme di spese che potrebbero non essere fatte, in tanti reclamano una pensioncina con requisiti equi e giusti e un assegno dignitoso e adeguato per una vecchiaia attiva o di riposo dopo una vita lavorativa passata a creare profitti per gli altri e a versare contributi e irpef per la comunità di cui fanno parte ma i cui destini sono decisi dai politici e dai tecnici che si alternano spesso nei ruoli di castigamatti dei diritti sociali perché i soldi non ci sono ovvero ci sono ma per altre spese.
L’ultima dei tecnici viene dalla Ragioneria Generale dello Stato che avverte del rischio del blocco dell’aumento dei requisiti di accesso alla pensione in base all’automatismo previsto secondo i dati istat sull’aspettativa di vita.
La Rgs ha diverse funzioni tecnico-contabili istituzionali ultimamente rafforzate rispetto al patto di stabilità e agisce in ambito sia nazionale che internazionale. Ora in pieno agosto a 40/41 gradi di calura la Rgs avverte del rischio contabile non di cancellare la legge Fornero in toto ma addirittura di un possibile blocco di un prossimo aumento dei requisiti pensionistici. Insomma i “tecnici” suggeriscono tutti in pensione a 67 anni già dal 2019 e poi si vedrà…
Un quasi sconforto generale prende atto che la montagna del debito pubblico è insormontabile quando si tratta di restituire diritti a lavoratori e lavoratrici e diventa difficile reagire e lottare per cambiare l’infame destino. Questa però è una sensazione agostana che poi potrebbe passare con l’arrivo della frescura autunnale.
Intanto i politici cosa dicono? Contano ancora qualcosa o sono completamente subalterni ai tecnici?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Pierino ha detto...
magari questi tecnici prendono migliaia di euro di stipendio quelli non si toccano anzi si aumentano. tutti in campagna elettorale contro questo sistema di poteri ridisegnare un paese democratico mandando questi ............ in esilio perchè chi va contro il popolo merita questo.
Pierino