giovedì 3 agosto 2017

LAVORATORI PRECOCI E NON PRECOCI:QUALE REQUISITO EQUO E GIUSTO?

I 14 anni di inizio lavoro sono diversi dei 14 anni 6 mesi e un giorno dei baby pensionati…

Ci sono lavoratori/lavoratrici che hanno avuto la fortuna/sfortuna di aver cominciato a lavorare sin dai 14 anni di età oppure hanno nel loro curriculum lavorativo almeno un anno di contribuzione per effettivo lavoro anche non continuativo prima dei 19 anni di età e per questo motivo era stato loro riconosciuto lo status di “LAVORATORE PRECOCE” con l’attribuzione di una certa agevolazione per l’accesso alla pensione. Ad un certo punto le agevolazioni erano state cancellate e, con la legge Fornero, addirittura arrivarono le penalizzazioni (vedi Pensioni: chi sono i lavoratori precoci passati da agevolati a penalizzati? ).


Con la legge di bilancio 2017 sono stati individuati nuovamente come “lavoratori” degni di  riconoscimento (grazie anche alle varie iniziative dei diretti interessati). Le penalizzazioni per chi accede alla pensioni prima dei 62 anni sono state cancellate per tutti ma con l’Ape precoci si è dato vita ad un provvedimento che permette l’accesso alla pensione solo ad alcune categorie di disagiati (disoccupati, invalidi o parenti di familiari invalidi e addetti a lavori gravosi) con 41 anni di contribuzione a qualsiasi età. Le domande inoltrate sono state 26.632  ma, a differenza delle domande di disoccupati per l’Ape sociale, per questo tipo di Ape la maggior parte sono domande di lavoratori addetti a lavori gravosi con 41 anni di contribuzione (vedi Tabelle allegate al Comunicato Inps: INPS: APE SOCIALE + APE PRECOCI = 66.409 DOMANDE . 

Una prima considerazione dovrebbe essere quella che il “bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto”, in questo caso, è pieno solo di una percentuale molto bassa (senza nulla togliere a quanti troveranno la soluzione al loro problema con tale provvedimento) per il resto i lavoratori precoci dovranno continuare ad accumulare 41/42 e 10 mesi di contribuzione (al netto di nuovi aumenti per  “speranza di vita”).
Questo destino lo dovranno condividere anche con chi non può essere riconosciuto lavoratore precoce in quanto, pur avendo cominciato a lavorare in giovane età, i contributi non risultano versati nemmeno per un anno prima dei 19 anni di età. Fino ai 41/42 e 10 mesi ci dovrebbero arrivare anche  tutti quelli che hanno cominciato ad avere un lavoro regolare dai 20 anni in poi (ad esempio dopo il servizio di leva “obbligatorio”) e si ritrovano ad inseguire la pensione da ultrasessantenni (62-63-64-65 anni…) senza possibilità di appello neanche dai 63 anni di età se non  rientrano nelle categorie disagiate dell’Ape sociale.

Poletti, Nannicini ed ora Leonardi (consulenti economici di Renzi e Gentiloni) con l’Ape precoci pensano forse di aver dato soluzione al problema dei lavoratori 41isti nel loro complesso?

Aver  trovato una soluzione alla  condizione “particolare” di disagio e sofferenza di una certa parte di lavoratori non ha risolto certo il problema della generalità dei lavoratori che aspirano alla pensione con requisiti accettabili e umani e la ripresa del dibattito parlamentare (a settembre prima della presentazione della nuova legge di bilancio?)  sulla proposta di legge 857 e abbinate (vedi Pensioni: chi convoca la ripresa dei lavori alla Camera sulla C857 e abbinate?

potrebbe essere l’occasione quanto meno per fare chiarezza sulla posizione dei vari parlamentari di diversi gruppi politici che hanno presentato numerose proposte di legge finite tutte nel Comitato ristretto senza aver prodotto però un testo unificato.

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