giovedì 20 luglio 2017

Poletti: la promessa/minaccia dell’Ape volontaria da settembre…

Si fa presto a dire volontaria...

Continua la campagna mediatica di propaganda sulla “bontà” dei provvedimenti  pensionistici Ape per celebrare il “successone”  di Ape social e Ape precoci per una platea di disagiati, soprattutto disoccupati, ora si passa alla cosiddetta Ape volontaria (vedi post
Pensioni: ci corrono appresso con l’Ape e se ci prendono…)

Dopo il seminario del Pd dei giorni scorsi con Nannicini, Cgil,Cisl,Uil e il Ministro del Lavoro sono arrivate a seguire dichiarazioni, interviste e il videoforum di Repubblica Tv sui meccanismi di innalzamento dell'età per la pensione e sulla situazione dei giovani (Poletti critica l'austerità della Fornero e promette: "Ape volontaria dai primi di settembre").

L’Ape volontaria dai 63 anni di età con almeno 20 anni di contribuzione ma con prestito ventennale e polizza premorienza la stanno facendo diventare il “centro del mondo” per chi vorrebbe lasciare il lavoro prima dei 66 anni e 7 mesi di età e poi per evitare i 67 anni promessi dal 2019.

Il Decreto attuativo per l’Ape volontaria  è ora al vaglio del Consiglio di Stato, poi sarà visto dalla Corte dei Conti e previo accordo con Abi e Ania sulle condizioni di prestito bancario e polizza assicurativa con interessi e spese, naturalmente, a carico del malcapitato che non ce la fa più per varie ragioni a rimanere al lavoro.

Basta pagare doppio e vanno bene anche i 63 anni per lasciare il lavoro…
Improvvisamente potrebbero andare bene per tutti anche i 63 anni ma solo se paghi due volte la pensioncina.
In quest’ottica secondo gli ideatori di tale formula finanziaria se sei invalido ma non raggiungi il 74%, se non sei lavoratore precoce e comunque raggiungi i 35/40/41 anni di contribuzione, se svolgi un lavoro difficoltoso o usurante che però non rientra nella casistica riconosciuta dalle norme potresti sempre chiedere l’Ape volontaria e così tanti altri, basta aspettare fine agosto/settembre e tutti i problemi pensionistici sarebbero risolti. Questa soluzione capestro sarebbe l’ideale anche per gli edili che difficilmente raggiungono i 36 anni di contribuzione (richiesti per l'Ape social) per la loro nota carriera discontinua insieme agli agricoli che lavorano spesso, oltretutto, a nero ( generazione '80 precarizzata a vita possono sperare solo nella pensione social di garanzia se verrà introdotta prossimamente).

Le donne sempre in prima fila per essere penalizzate
Anche alle donne che vedono come un traguardo impossibile da raggiungere i limiti contributivi comunque articolati (30/36/41 e 10 mesi) prospettano l’Ape volontaria per lasciare almeno un lavoro (quello di cura non potranno abbandonarlo mai, nelle attuali condizioni…) dai 63 anni.

A proposito delle donne senza mai tempo libero e al lavoro fino allo sfinimento si può ricordare un aneddoto di J. M.Keynes  tristemente di grande attualità  in Italia dopo l’approvazione della legge Fornero:
“Per chi suda il pane quotidiano il tempo libero è un piacere agognato: fino al momento in cui l’ottiene.
Ricordiamo l’epitaffio che scrisse per la sua tomba quella vecchia donna di servizio:
“Non portate il lutto, amici, non piangete per me che farò finalmente niente, niente per l’eternità.”

Questo era il suo paradiso. Come altri che aspirano al tempo libero, la donna di servizio immaginava solo quando sarebbe stato bello passare il tempo a far da spettatore”.

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