mercoledì 26 luglio 2017

I privilegi acquisiti di una minoranza a garanzia dei diritti di tutti?

 

“Le notizie in Prima Pagina (http://www.camera.it/leg17/1)

25/07/2017
ESAME DELLE NORME IN MATERIA DI ABOLIZIONE DEI VITALIZI
L'Assemblea, dopo aver respinto, previa discussione, le questioni pregiudiziali presentate, ha proseguito l'esame della proposta di legge: Disposizioni in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali (A.C. 3225-A/R e abb.). Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.”

Guai a chi tocca i privilegi dei parlamentari e i loro vitalizi poiché questo metterebbe a rischio i diritti acquisiti di tutti i comuni cittadini.
Alla fin fine sembra questo il concetto che sta emergendo nel dibattito dentro e fuori l’Aula di Montecitorio.
Fosse vero che i privilegi dati da pensioni d’oro e da vitalizi d’oro e d’argento a vecchi e nuovi parlamentari garantissero i “diritti acquisiti” di tutti gli altri, probabilmente, la discussione sarebbe in tono molto minore.
La legge Fornero ha però leso i diritti di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici rispetto al calcolo e ai requisiti di accesso alla pensione pubblica lasciando forti privilegi ai parlamentari e non solo.

Cosa faranno alla Camera e poi al Senato riguardo alla proposta di legge attualmente in discussione per modificare le norme sui vitalizi?
Nonostante ci sia una convergenza di intenti  tra il gruppo parlamentare di maggioranza (PD) e quello di minoranza (M5S) lo sbocco al dibattito con eventuali emendamenti non si è ancora capito bene dove andrà a parare e cosa alla fine verrà approvato riguardo al privilegio in questione.

Quello che certamente rimane da risolvere, riguardo ai diritti peggiorati delle pensioni di lavoratori e lavoratrici, è una montagna di problemi:
-i lunghi requisiti pensionistici introdotti dalla legge Fornero e il calcolo contributivo per tutti, nessuno escluso, dal 1° gennaio 2012 (salvo il periodo rientrante nel retributivo o nel sistema misto per le vecchie generazioni);
-l’Ape sociale e l’Ape precoci per pochi e l’Ape volontario per una più ampia platea che però dovrebbe pagare a caro prezzo (prestito ventennale) il ponte verso la pensione vera e propria;

- il mancato riconoscimento alle donne lavoratrici di adeguate agevolazioni al pensionamento rispetto alla maternità, lavori di cura e carriere discontinue (vedi post Le donne in pensione? Il più tardi possibile!); 

-le carriere discontinue anche dei giovani generazione ’80 a cui, in attesa di una occupazione stabile, viene promessa una pensione di garanzia (applicazione dal 2040…);

-la minaccia di un ulteriore aumento del requisito di accesso richiesto in base all’applicazione automatica dell’aspettativa di vita. Aumento previsto dal 2019.

Di tutto questo dovrebbe principalmente discutere e decidere anche il Parlamento a partire dalla ripresa della discussione in Commissione Lavoro della Camera (Pensioni: chi convoca la ripresa dei lavori alla Camera sulla C857 e abbinate?) ma, a quanto pare, per il momento di pensioni ne discuteranno al Ministero del Lavoro i rappresentanti del governo e i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) il 27 luglio avviando la Fase due dell’Intesa del 28 settembre 2016 dando, forse,  per scontato che tutto vada bene riguardo alla Fase uno ad esclusione di qualche correzione da fare in itinere.

Per discuterne alla Camera e al Senato è facilmente ipotizzabile che ci sia tempo da ottobre in poi, nell’ambito della legge di bilancio 2018 (a giochi fatti?), con il ritornello dei vincoli dei Trattati Ue e delle risorse finanziarie già destinate ad altri scopi dal Governo Gentiloni se ancora in carica…
A.C.

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