mercoledì 24 maggio 2017

Poletti e il ricambio generazionale con l’Ape


Con un Ape un piccolo ricambio generazionale, con la flessibilità pensionistica dai 62 anni di età o pensione con 41 anni a qualsiasi età il ricambio sarebbe molto più consistente. Vero Ministro Poletti?

Poletti in un comunicato pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro afferma:

"Con i decreti per l'Ape sociale ed i lavoratori precoci si consentirà a decine di migliaia di lavoratori, in condizioni di difficoltà, di anticipare fino a tre anni e sette mesi l'età di pensionamento, con potenziali effetti positivi sul ricambio generazionale in azienda e quindi sulle opportunità di ingresso al lavoro per i giovani. Viene reso così operativo un altro degli interventi sul sistema previdenziale definiti dal Governo, che poggiano su una consistente dotazione di risorse, volti ad introdurre elementi di flessibilità ispirati ad un principio di equità e, al contempo, rispettosi degli obiettivi e degli equilibri di finanza pubblica". (Decreti Ape sociale e lavoratori precoci, 23 maggio 2017) 

 

Il Ministro del Lavoro del governo Renzi/Gentiloni Giuliano Poletti  ora sembra convinto del fatto che mandare in pensione gli anziani produca effetti benefici sull’occupazione giovanile e sul ricambio generazionale in azienda. Per azienda probabilmente intende quella privata ma certo il ricambio generazionale è altrettanto benefico anche nelle aziende pubbliche.

Il ricambio generazionale con alcune decine di migliaia di lavoratori che accederanno all’Ape sociale e all’Anticipo pensione precoci?

Il Ministro ha affermato che le risorse assegnate sarebbero consistenti ma ben altre risorse finanziarie sono state destinate ai datori di lavoro per la decontribuzione previdenziale prevista nel jobs act che non ha prodotto i risultati promessi.

Il ricambio generazionale viene impedito finora con l’idea balorda dell’invecchiamento a tutti i costi dei lavoratori anziani sul posto di lavoro fino ai 66 anni e 7 mesi oppure fino al raggiungimento di un’anzianità lavorativa di 41/42 anni e 10 mesi con la previsione di ulteriori aumenti all’infinito con l’applicazione della speranza di vita ai requisiti pensionistici.

Abbassare a tutti i requisiti per l’accesso alla pensione è il punto di partenza per permettere un ricambio generazionale generalizzato e ridurre i dati sempre più allarmanti sulla disoccupazione e il precariato (vedi post Pensioni e Lavoro:no ricambio generazionale, aumento disoccupazione e precariato)


Per capire una cosa così semplice non è mai troppo tardi ma fare presto sarebbe molto meglio.

1 commento:

Anonimo ha detto...

COMUNQUE VADA,SE NON TOLGONO, PRIMA DI TUTTO, L'ASPETTATIVA DI VITA E NON ABBASSANO L'ETA' PENSIONABILE A 62 ANNI SENZA PENALIZZAZIONI,ALLE PROSSIME CONSULTAZIONI ELETTORALI, I NOSTRI CARI DITTA-POLITICI INTERESSATI,AVRANNO UNA BATOSTA CHE SE LA RICORDERANNO FINCHE' CAMPANO
PAROLA DI GUFO