sabato 13 maggio 2017

Pensioni: Damiano, Ghecchi e la riduzione del danno…




Cesare Damiano e Marialuisa Gnecchi, rispettivamente presidente e  capo gruppo Pd in Commissione Lavoro della Camera, hanno dato alle stampe un libro dal titolo “Pensioni:la riduzione del danno”.

In questo libro gli autori ripercorrono le varie tappe della loro iniziativa sulle pensioni a partire dalle proposte fatte in Commissione Lavoro della Camera fino ai provvedimenti tampone approvati con le leggi di bilancio per ridurre “il danno” delle ultime riforme in peggio sulla previdenza. Riforme che hanno determinato l’attuale situazione disastrosa riguardo al sistema pensionistico pubblico che neanche l’Ape dell’ultima legge di Bilancio nelle varie versioni riuscirà a ridurre se non per poche categorie e limitate platee di lavoratori e lavoratrici.

Con questo post non si intende commentare il libro in maniera esaustiva e non si intende fare nessuna propaganda politica ai due rappresentanti dell’attuale minoranza Pd facente riferimento ad Andrea Orlando con Matteo Renzi sempre al comando del loro partito. Non si entrerà nemmeno nel merito della loro visione politica in cui affermano di ispirarsi ad un certo “riformismo radicale”  per la “democrazia e la giustizia sociale…”. Il libro però ci dà occasione di esprimere il nostro "punto di vista critico” in maniera pragmatica ad una linea di condotta politica e parlamentare che non ha portato finora ad un vero cambiamento sostanziale della legge Fornero e neanche all’abolizione dell’applicazione automatica della speranza di vita ai requisiti pensionistici. 

I due autori nel libro, per cominciare,  propongono “Un po’ di storia” (1898/2007), “Il danno” dall’ultimo governo Berlusconi fino al governo Monti Fornero e poi illustrano la tesi della “Riduzione del danno” su cui si sono mossi nella loro iniziativa politica e parlamentare a partire dalle salvaguardie per gli esodati, correzione Opzione Donna fino al 31/12/2015, la proposta di legge 857 e in ultimo la presa di posizione favorevole all’intesa governo/sindacati del 28 settembre 2016 votando poi, sempre con la fiducia, i provvedimenti pensionistici vari in legge di Bilancio 2017 compresa Ape di varie specie, provvedimenti che vengono definiti, a conclusione  della terza parte del libro, come “Dieci passi in avanti”.

Dieci passi in avanti e tanti passi indietro…

Vengono riepilogati i provvedimenti definiti "passi in avanti" come l’ottava salvaguardia degli esodati (lasciando fuori ancora migliaia di lavoratori non salvaguardati), il riconoscimento del cumulo contributivo anche per raggiungere il requisiti per la pensione anticipata (ciò non significa però l'abolizione delle ricongiunzioni onerose legiferate sempre da Berlusconi con Sacconi ministro), eliminazione definitiva delle penalizzazioni per quelli che accedono alla pensione con 41/42 anni di contribuzione + aspettativa di vita prima dei 62 anni di età, corretta interpretazione della deroga opzione donna al 31/12/2015, “più flessibilità per chi svolge lavori usuranti”, pensione di inabilità per i lavoratori esposti all’amianto e per concludere, “i passetti in avanti”, i provvedimenti per i già pensionati.

Damiano e Ghecchi, in tale contesto, chiamano passi in avanti anche Ape sociale, Ape prestito e “più flessibilità per i lavoratori precoci” che di passi in avanti, al momento, hanno visto ben poco ed invece, tali formule, fanno fare enormi  passi indietro rispetto alla proposta di legge 857 e abbinate giacente in Commissione Lavoro come abbiamo commentato e documentato con il post “DDL 857 e abbinate: tre anni di lavori preparatori buttati alle ortiche?

In conclusione a questa breve disamina, prendiamo atto di quanto scritto nella parte quarta (“Dopo la riduzione del danno: un progetto riformista” dove vengono inseriti anche i problemi riguardanti il jobs act, quello della “parità delle donne che ancora non c’è”  e  “la pensione di domani a chi è giovane oggi”), impostazione  che riporta il tutto alla loro visione di “riformismo radicale” ma, si potrebbe affermare, che si tratta di un riformismo abbondantemente ammorbidito e tendente al continuo compromesso se non ad una certa sottomissione alla maggioranza Pd e di governo con i voti di fiducia anche quando si potrebbe votare contro per ottenere di più rispetto, sempre nel caso di previdenza, ad una flessibilità vera dai 62 anni di età, pensione con 41 anni di contribuzione per tutti a qualsiasi età, 65 anni di età massimo per la pensione di vecchiaia, abolizione applicazione aspettativa di vita e  proroga fino al 2018 di opzione donna.
Tutte cose rivendicate anche a livello sindacale e di “movimento” (gruppi e comitati) che potrebbero essere ottenute anche in questa legislatura se solo si avesse la convinzione di votare contro questo governo quando regala miliardi ai datori di lavoro con la decontribuzione senza risultati per lo sviluppo occupazionale, regala miliardi alle banche per salvare i “bancarottieri” e regala ancora milioni (pero ora) ad Alitalia da gettare in un serbatoio “finanziario” sempre vuoto di una compagnia ora commissariata.

Dopo quanto osservato ed espresso nella valutazione del loro scritto non si pretende che i deputati Damiano e Gnecchi siano coerenti sino in fondo alle loro stesse proposte di legge ma, comunque, ci permettano di dissentire rispetto alle loro posizioni.

Oltre il danno della legge Fornero anche la beffa?

L’Ape si sta rivelando una operazione del tutto fallimentare che potrà dare una soluzione  a pochi beneficiari disagiati o addetti a lavori gravosi (chissà quando…) e per tutti gli altri rimane solo una illusione, un bluff alla Renzi da respingere, naturalmente, con ogni mezzo dalle iniziative e mobilitazioni fino all’espressione del voto quando ci sarà naturalmente l’occasione…

A.C.
13 maggio 2017

1 commento:

Anonimo ha detto...

Assolutamente d'accordo con l'autore del post. Trovo peraltro vergognoso "l'insabbiamento" da parte di Damiano della sua proposta di legge di cui a suo tempo aveva chiesto e ricevuto il sostegno da parte di 50.000 sottoscrittori. Dopo l'approvazione dell'Ape non ve ne è più traccia e pare dunque che sia stata solo una manovra per mantenere buona a sotto la propria influenza una fetta di elettorato. Spero di sbagliarmi, ma in mancanza di serie iniziative da parte dei sindacati (a cui anche va imputato una notevole dose di lassismo e una totale sudditanza ai vari governi succedutisi), ma con la Fornero mi sa che dovremo conviverci ancora a lungo.

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