giovedì 4 maggio 2017

Opzione donna al 2018, solo se ci saranno i soldi…



Il governo risponde alle interrogazioni poste in Commissione Lavoro del Senato riguardo alla proroga della sperimentazione di “Opzione Donna” fino al 2018 ma non si sbilancia più di tanto lasciando, in linea generale, parzialmente o totalmente insoddisfatte le senatrici interroganti.

Senato della Repubblicaa - Legislatura 17ª - 11ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 316 del 04/05/2017


PROCEDURE INFORMATIVE 
Interrogazioni   
            Il sottosegretario BOBBA, nel rispondere alle interrogazioni nn. 3-03577, 3-03582, 3-03606 e 3-03627, di identico oggetto, ricorda in primo luogo che la legge n. 243 del 2004 ha previsto che in via sperimentale le lavoratrici possano conseguire, fino al 31 dicembre 2015, il diritto all'accesso al trattamento pensionistico di anzianità, ove in possesso dei requisiti anagrafici e contributivi, optando per la liquidazione del trattamento secondo le regole del sistema contributivo. Fa poi riferimento ai successivi interventi normativi che estendono tali benefici alle lavoratrici che abbiano maturato requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre, a prescindere dalla data di ricorrenza del trattamento pensionistico. Precisa inoltre che la legge n. 208 del 2015 (legge di stabilità per il 2016) ha previsto la possibilità di proseguire oltre il 2015 la sperimentazione della cosiddetta "opzione donna", qualora fosse accertata la presenza di fondi disponibili a seguito di un monitoraggio degli oneri previdenziali da parte dell'INPS. Nel fornire i dati sulle pensioni liquidate ai sensi della legge n. 243 del 2004, puntualizza che un'eventuale estensione dei benefici previsti richiede la relativa copertura finanziaria, che può essere individuata solo attraverso successivi interventi normativi. Informa infine che il Ministro del lavoro provvede a trasmettere alle Camere una relazione annuale sull'attuazione della sperimentazione entro il 30 settembre di ogni anno.

     La senatrice GATTI (Art.1-MDP), pur dichiarandosi soddisfatta, esprime perplessità sul blocco delle risorse impegnate, pur ingenti, fino alla conclusione del monitoraggio dell'INPS e sollecita un accertamento sulla consistenza numerica della platea che ha potuto accedere ad "opzione donna". Auspica altresì un impegno del Governo per riassorbire la disparità di genere nei trattamenti pensionistici, tenuto conto del gravoso lavoro di cura svolto in famiglia dalle donne.
         La senatrice D'ADDA (PD) si dichiara parzialmente soddisfatta e chiede che siano liberate risorse adeguate per la fruizione del beneficio pensionistico "opzione donna". Indica nella rimodulazione dei trattamenti pensionistici la priorità per affrontare intollerabili disparità di genere, aggravate dal lavoro di cura svolto in famiglia dalle donne.
         La senatrice CATALFO (M5S) si dichiara insoddisfatta, lamentando il blocco delle risorse finanziarie riservate all'istituto in questione. Ritiene necessario un ampliamento della sperimentazione, per andare incontro alle difficoltà in cui versano molte lavoratrici.
         La senatrice BENCINI (Misto-Idv) si dichiara parzialmente soddisfatta per la decisione del Governo di legare un'estensione del beneficio a successivi interventi normativi.
         Il presidente SACCONI coglie l'occasione per ribadire i gravi effetti delle rigidità introdotte nel sistema pensionistico italiano dal decreto-legge n. 201 del 2011 e sottolineare la difficile sostenibilità sul piano sociale derivante dall'innalzamento dell'età pensionabile per le donne a 67 anni, disposto senza gradualità. Le soluzioni adottate nel corso degli anni per attenuare tali rigidità e risolvere determinate situazioni di crisi, hanno finito per generare ulteriori disparità; in questo senso, le misure denominate "opzione donna" rappresentano per le lavoratrici una possibilità utile, sebbene onerosa, per anticipare l'accesso ai trattamenti pensionistici. Dichiara quindi concluse le procedure informative.

1 commento:

scartabagat ha detto...

Ma qualcuno potrebbe spiegarmi sta cosa, a me sembra una presa in giro.
35 anni di contributi calcolati col sistema contributivo con un coefficiente di trasformazione a 57 anni di 4,246. Tutto cio da come pensione:

35*0.33*4,246 = 49% circa dello stipendio lordo

Il sistema contributivo non regala nulla, quindi come si fa a dire che mancano i soldi?
Non c'e' costo per lo stato, l'unica spiegazione è che i contributi pagati dalle donne interessate siano finiti nella greppia e se li siano già mangiati.
Il contributivo di per se permette tutta la flessibilità che si vuole, purtroppo in italia è stato trasformato in una porcheria vergognosa dalla legge della frignona applicando l'aspettativa di vita sia agli anni di lavoro sia ai coefficienti di trasformazione.