lunedì 17 aprile 2017

Pensione Donne, anche la violenza dei lunghi requisiti pensionistici



La riforma poi arrivò ma è finita con la legge Fornero
Le donne potevano andare in pensione volontariamente dai 60 anni di età ma poi è arrivata la legge Fornero allungando a dismisura i requisiti pensionistici lasciando temporaneamente qualche ridicola agevolazione.

I requisiti pensionistici attuali per le donne sono:


Pensione di vecchiaia

Lavoratrici del privato - 65 anni e 7 mesi

Lavoratrici autonome - 66 anni e 1 mese

Lavoratrici del pubblico - 66 anni e 7 mesi


Pensione anticipata
41 anni e 10 mesi di contribuzione a qualsiasi età per tutte.


Opzione Donna  
57 anni di età e 35 anni di contribuzione al 31/12/2015 (calcolo assegno pensionistico tutto contributivo)

Inoltre le donne del 1952 del privato che hanno maturato al 31/12/2012 almeno 20 anni di contributi possono andare in pensione con 64 anni e 7 mesi di età sempre che al 28 dicembre del 2011 fossero occupate. La proposta di legge C. 4196 Gnecchi in discussione in Commissione Lavoro, sempre che arrivi alla fine dell’iter con l’approvazione in Aula, potrebbe eliminare alcune discriminazioni ma solo tra lavoratrici del privato lasciando quelle del pubblico impiego (operatrici sanitarie ospedali pubblici, insegnanti, educatrici asili nido, ecc.) al loro destino dei lunghi requisiti pensionistici “Fornero”.

Il promesso e illusorio Ape social con tanti limiti e poche risorse per le donne dai 63 anni di età (come per gli uomini) in particolari condizioni disagiate o addette a lavori gravosi completa il quadro assieme alla categoria delle lavoratrici precoci che avranno superato l’asticella dei 41 anni di contribuzione.

C’è infine il cosiddetto Ape di mercato/volontario, ovvero l’Anticipo Finanziario a Garanzia Pensionistica (AFGP) con prestito bancario ventennale gravato di interessi e di spese polizza assicurazione premorienza, aperto a tutte/i dai 63 anni di età e 20 anni di contribuzione che nel caso delle donne appare un offerta ancor più ingannevole rispetto al fatto che da sempre le donne percepiscono nella maggioranza dei casi stipendi/salari più bassi degli uomini versando, perciò, meno contributi e usufruendo anche in situazioni "normali" di pensioni molto ridotte.

Nel caso dell’Ape nelle varie versioni si attendono i DPCM  (Decreti attuativi) per avere ancora maggiori precisazioni della colossale “bufala” che riguarderà in particolare le donne lavoratrici.

Le donne “sono più della metà” e, a parte quelle sempre combattive per i loro diritti, forse è il caso che la maggioranza faccia sentire il proprio peso in tutte le occasioni in cui possano contare per cambiare in meglio anche il sistema pensionistico.

1 commento:

alfredo ha detto...

Pensare che una donna (Fornero) abbia potuto escogitare una fregatura tale nei confronti delle donne é diabolico.Ma forse non bisogna chiamarla donna, bensì con altri termini meno gentili.