giovedì 9 marzo 2017

OPZIONE DONNA SENZA FESTA…




La sociologa Chiara Saraceno con un articolo su il fatto quotidiano dell’8 marzo ha riaperto, se mai fosse stato chiuso, il problema di vere agevolazioni pensionistiche per le donne lavoratrici criticando la formula di Opzione donna:

Pensioni, Saraceno: “‘Opzione donna’ penalizza le lavoratrici. Il problema? Il welfare che non c’è”


I limiti di tale formula ormai sono ben conosciuti anche se molte donne lavoratrici non hanno trovato e non trovano altra alternativa per non dover continuare a lavorare perlomeno per altri 6/7 anni necessari per arrivare ai 41 e 10 mesi di contribuzione per la pensione anticipata oppure ai 63 anni per l’Ape social che verrà ma con tanti paletti e scarse possibilità di accedere per le ridotte risorse finanziarie assegnate. 

Le donne lavoratrici prima della legge Fornero potevano andare in pensione con 61 anni e 20 anni di contributi  – volontariamente – oggi si viaggia per i 66 anni e 7 mesi per tutte. 
Spesso la scelta di opzione donna va al di là di quello che potrebbe essere il calcolo dell’assegno pensionistico che, di fronte ad una serie di condizioni e di esigenze,  a volte viene fatto passare in second’ordine.

La forzatura operata dalla legge Fornero anche sulle donne è stata ben presente già dal 2013 in Parlamento e, sempre in Commissione Lavoro, si è aperto un dibattito e si è fatto a gara a presentare delle proposte di legge per riconoscere i lavori di cura delle donne e la maternità ai fini di certe agevolazioni pensionistiche.

Alcuni esempi di proposte di legge abbinate alla C857 tutt’oggi ferme in Comitato ristretto della Commissione Lavoro:
Proposta di legge: GEBHARD ed altri: "Disposizioni in favore delle madri lavoratrici in materia di età pensionabile" ( C. 115)
Proposta di legge: MURER ed altri: "Delega al Governo per l'introduzione di agevolazioni contributive per le lavoratrici madri nonché modifiche agli articoli 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53, e 42 del testo unico di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, per l'elevazione del limite massimo di durata dei congedi lavorativi per gravi motivi familiari" (C. 388)
Proposta di legge:GNECCHI ed altri: "Disposizioni per la concessione di contributi previdenziali figurativi e di incrementi del trattamento di pensione per il riconoscimento dei lavori di cura familiare svolti dai genitori" (C. 530)
Proposta di legge: DI SALVO: "Anticipo dell'età dell'accesso alla pensione di vecchiaia in favore delle lavoratrici madri" (C. 1503)

Queste proposte di legge non vengono discusse dal 24 febbraio 2016 alla pari della flessibilità pensionistica per tutti dai 62 anni di età insieme alla quota 41 anni di contribuzione per l'accesso alla pensione a qualsiasi età. Le agevolazioni pensionistiche per le donne lavoratrici attualmente sono quasi nulle  ed ecco perché in tante sperano che l’opzione donna venga prorogata intanto fino al 2018.

La maggioranza parlamentare che sostiene ora il governo Gentiloni  perché non calendarizza la ripresa del dibattito per riformare sostanzialmente la legge Fornero trovando le giuste ed eque soluzioni anche per le donne lavoratrici?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Perché pensano solo ai loro privilegi.Non si rendono conto delle difficoltà che le donne incontrano sul lavoro e nella famiglia.Lasciare lavorare fino a 66 anni e 7 mesi è un paradosso, ma non mi meraviglio piú di tanto se penso che la riforma del 2011 è stata scritta da una donna che sicuramente te non ha mai visto le donne lavorare in fabbrica o insegnare a ragazzini pieni di pretese.
comunque sono tutti pronti l' 8 marzo di ogni anno ad elucubrazioni sull'importanza della donna nella società a cominciare dal presidente della Repubblica.
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