mercoledì 15 marzo 2017

Inps: messaggio n. 1182 del 15-3-2017 su Opzione donna al 31/12/2015




Articolo 1, commi 222 e 223 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019”– Regime sperimentale donna

In sostanza il messaggio dice:

“L’articolo 1, comma 222, della legge n. 232 del 2016 ha esteso la predetta facoltà anche alle lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 non abbiano maturato il prescritto requisito anagrafico solo per effetto degli incrementi della speranza di vita.
Ne consegue che possono esercitare la facoltà in argomento le lavoratrici che entro il 31 dicembre 2015 abbiano maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni (per le gestioni esclusive dell’AGO 34 anni, 11 mesi e 16 giorni) e un’età anagrafica pari a 57 anni per le dipendenti e 58 anni per le autonome.
Il successivo comma 223 dell’articolo 1 della citata legge ha previsto che  “Per le lavoratrici di cui al comma 222 del presente articolo, restano fermi, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, il regime degli incrementi della speranza di vita di cui all’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, il regime delle decorrenze, nonché il sistema di calcolo delle prestazioni applicati al pensionamento di anzianità di cui all’articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243”.
Ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico delle predette lavoratrici, restano fermi la disciplina relativa agli incrementi della speranza di vita, nonché il regime delle decorrenze (c.d. finestre mobili) e il sistema di calcolo contributivo per la misura del trattamento medesimo.
A titolo esemplificativo, una lavoratrice che nel mese di dicembre 2015 compie 57 anni di età se dipendente o 58 anni se autonoma ed in possesso di 35 anni di anzianità contributiva può conseguire il trattamento pensionistico ai sensi dell’articolo 1, comma 9, della legge 23 agosto 2004, n. 243, a decorrere rispettivamente dal 1° agosto 2017 ovvero dal 1° febbraio 2018.
Le lavoratrici in argomento, possono presentare in qualsiasi momento, anche successiva all’apertura della c.d. finestra mobile,  la domanda di pensione di anzianità, fermo restando il regime delle decorrenze previsto nelle diverse Gestioni previdenziali, nonché l’obbligo di cessazione del rapporto di lavoro dipendente per il conseguimento del predetto trattamento pensionistico.”

1 commento:

scartabagat ha detto...

Non mi pare che l'opzione donna sia piu' conveniente dell'ape, anzi
Una mia conoscente con stipendio di 2000 euri si è ritrovata una pensione di 1200 euri, non male come truffa legalizzata.
Il contributivo, ricordiamo tutti i giorni nelle nostre preghiere chi lo ha approvato, conviene o meglio, è meno penalizzante, per chi comincia a lavorare con stipendi belli grassi, esempio i pargoletti della frignona. per chi riesce ad ottenere qualcosa a fine carriera, o nemmeno quello, il contributivo è un ladrocinio senza pietà, costringe a una vecchiaia di miseria.
Penso che ormai sia chiaro a tutti che una pensione completamente contributiva non sia certo un costo per l'inps, con i coefficienti di trasformazione attuali una lavoratrice che smetta a 57 anni deve poter vivere ancora almeno 25 anni per riavere indietro i contributi versati, ovviamente senza interessi. Se quei soldi li avessimo messi anche solo in bot aggiungendo ogni anno nuovi contributi credo che non avremmo proprio bisogno dell'inps.
Chi si tiene in nostri soldi per 40-45 anni e poi frigna che li ha finiti andrebbe messo su un barcone e allontanato dal paese. Non facciamoci fregare dalle statistiche degli utili idioti bocconiani, quindi o torniamo ad un sistema a ripartizione dove i giovani pagano la pensione ai vecchi, il che giustifica l'obbligatorietà dei contributi, oppure mi diano indietro i miei contributi, io sicuramente non li uso per pagare pensioni,stipendi milionari e marchette elettorali.