mercoledì 1 febbraio 2017

Un lavoro garantito o un reddito di cittadinanza?

Si riaccende il dibattito sul reddito minimo garantito o sul reddito di cittadinanza per un verso mentre altri continuano ad insistere sul discorso di un lavoro per tutti agendo verso “la piena occupazione”.

 

Già nel 2013 il sociologo Luciano Gallino recentemente scomparso parlava dell’importanza di avere un lavoro (naturalmente retribuito) Intervista a Gallino: prima il lavoro - Sbilanciamoci.info.

 

Nei giorni scorsi uno scritto di Simone Fana Lavorare meno, lavorare tutti a cui si va ad aggiungere un articolo di Laura Pennacchi pubblicato su Il Manifesto il 29 gennaio che ha come titolo Perché al «reddito di cittadinanza» preferisco il Lavoro

 

Discorsi molto interessanti che però dovrebbero essere completati da proposte e argomentazioni che vadano nella direzione di una pensione di garanzia per tutti e soprattutto la pensione previdenziale agli ultrasessantenni oppure, al di là dell’età anagrafica, a tutti quelli con oltre 40 anni di contributi versati.


Cosa che sicuramente avvierebbe un certo ricambio generazionale nel mondo del lavoro.

Tale meccanismo andrebbe affiancato, come dicono in tanti, da un Piano straordinario di lavoro ma che per il momento rimane solo nei discorsi teorici insieme a tutto il resto con un governo che continua ad esaltare il jobs act senza neanche prendere atto dei dati Istat come dimostra il Ministro del Lavoro nel breve comunicato pubblicato nel sito del Ministero:


Il Ministro nel comunicato  omette però il fatto che  la percentuale dei disoccupati è del 12%  pari a 3.103.000 di cui il 40,1% giovani senza contare tutto il resto per quanto riguarda precariato e voucheristi.

1 commento:

scartabagat ha detto...

La Legge di bilancio prevede una penalizzazione occulta per i dipendenti pubblici che faranno ricorso all’APE. L’articolo 1, co. 184, 192, 196 e 201 della legge 232/2016
i commi 196 e 184 del predetto articolo 1 della legge 232/2016 prevedono che i termini di pagamento della buonuscita inizieranno a decorrere a partire dal compimento dell’età anagrafica per il pensionamento di vecchiaia (cioè dai 66 anni e 7 mesi, l’attuale età anagrafica per la pensione di vecchiaia per la generalità dei lavoratori e delle lavoratrici del pubblico impiego.
ciò significa che i lavoratori in questione percepiranno la prima rata del TFS tra i 12 e i 24 mesi dopo il compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, ovvero non prima del perfezionamento dei 67 anni e 7 mesi a seconda del termine di pagamento che dovrà applicarsi al caso specifico.

Conviene informarsi bene prima di prendere qualsiasi decisione.