giovedì 8 settembre 2016

APE-RITA : un ponte verso la pensione sempre più integrativa/privata?


CON APE-RITA RIPOSATE IN PACE...CON IL DEBITO
Dalle varie anticipazioni fatte dai rappresentanti del governo riportate dai giornali (vedi Pensioni, le novità (spiegate) da Ape a Rita e dal Tfr alle ricongiunzioni Il Sole 24 Ore - 8 settembre 2016) sembra si stia preparando un altro importante tassello dello smantellamento della previdenza pubblica chiamata del primo pilastro a favore del secondo e terzo pilastro (fondi pensionistici complementari e pip-piani individuali pensionistici).
La legge Fornero con tutti i suoi casuali o voluti errori e disastri sembra quasi propedeutica ad un ulteriore riforma  tendenzialmente verso la privatizzazione del sistema previdenziale pubblico.
Il piatto forte della miniriforma pensionistica appare sempre più un provvedimento strutturale per un anticipo ponte della pensione tutto a carico dei lavoratori e lavoratrici.

Ogni giorno che passa al progetto/pacchetto pensionistico Renzi-Nannicini e Poletti si aggiunge un dettaglio ma ormai sembrano chiare le intenzioni su quella che doveva essere “la flessibilità pensionistica” con o senza penalizzazioni ma è diventata tutta un’altra cosa.

A livello parlamentare si era partiti con la proposta di legge C857 Damiano, poi si è passati alla piattaforma sindacale confederale e ora si è arrivati al prestito pensionistico flessibile con la “Rita- Rendita integrativa temporanea anticipata” per fare il ponte verso la pensione dai 63 anni con almeno 20 anni di contribuzione.

La strada da percorrere verso la legge di stabilità è ancora lunga ma per il governo non sembra affatto tortuosa fatta di cordiali incontri  con i sindacati confederali che dovrebbero terminare il 21 settembre e poi ci sarà il dibattito parlamentare che bisognerà vedere quanto incisivo per cambiare le proposte del governo. Renzi e Poletti  avranno sempre e comunque l’arma del voto di fiducia a cui si piegheranno in tanti per fare ancora maggioranza almeno fino al 2018.

In tutto questo contesto rimane però una incognita, una variabile nei rapporti di forza tra governo e classe lavoratrice legata alle iniziative e mobilitazioni, sciopero generale compreso, per far cambiare le carte al “tavolo” del ministero del lavoro e di palazzo Chigi soprattutto.

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