giovedì 11 giugno 2015

La pensione con 40 anni di contribuzione è più che un diritto!

Pensione flessibile dai 60 anni senza alcuna penalizzazione e la pensione alle lavoratrici ed ai lavoratori che abbiano raggiunto i 40 anni di contribuzione a qualsiasi età non è un privilegio ma un diritto che andrebbe ripristinato abrogando gli attuali requisiti di 41 anni e 6 mesi per le donne e 42 e 6 mesi per gli uomini di contribuzione che, oltretutto, dal 2016 aumenteranno di altri 4 mesi in base alla norma assurda sull’aspettativa di vita.

I requisiti oltre i 40 anni di lavoro sono inumani ed inaccettabili tanto più che spesso riguardano lavoratrici e lavoratori precoci che lavorano anche dai 14/15 anni di età ed in tanti anche in maniera  discontinua andando ben oltre i 60 anni.

L’argomento è stato più volte affrontato ricostruendo anche i passaggi legislativi che hanno portato addirittura anche alle penalizzazioni dell’assegno pensionistico (sospese a tutto il 2017 ma applicate fino al 2014) per quelli che accedono al pensionamento prima dei 62 anni (Pensioni: chi sono i lavoratori precoci passati da agevolati a penalizzati?)

Nella proposta di legge per modificare la “Fornero” che va per la maggiore, la C857, si parla di 41 anni ma durante l’audizione in Commissione Lavoro della Camera, su questo argomento, silenzio di tomba di Boeri.

L’Inps dovrebbe far conoscere i dati anche su questa platea di lavoratrici e di lavoratori e fare delle simulazioni su quanto hanno versato e stanno versando a livello contributivo all’Inps ed anche a livello fiscale (ritenuta alla fonte irpef) durante una lunga carriera lavorativa per mantenere pensioni baby, pensioni d’oro ed alte pensioni di dirigenti che poco hanno versato alle casse previdenziali e, invece, molto prendono.

Pensione flessibile, pensione anticipata, la chiamassero pure come gli pare ma bisogna tenere conto che il bilancio di questa categoria di lavoratrici e di lavoratori è pienamente in attivo e sarebbe inaccettabile continuare a far subire ancora la costrizione al lavoro (oppure una condizione di senza lavoro e senza pensione) ed eventuali penalizzazioni che i “furbi” tecnici o politici volessero inventarsi. 

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