mercoledì 22 aprile 2015

La riforma pensioni Fornero: la sintesi di una disastrosa realtà dal 2011 ad oggi

L'indimenticabile Governo Monti al completo
A distanza di mille giorni e oltre continuano gli effetti negativi della cosiddetta riforma Fornero introdotta con il D.L. 201/2011 (Legge 214/2011) che nonostante alcune correzioni rimane sostanzialmente inalterata e le proposte di legge per cambiarla rimangono ancora tutte da concretizzare.

Con il governo tecnico, voluto dall’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in sostituzione del governo Berlusconi e dei Ministri "professori" Tremonti e Sacconi, a fine 2011, erano succeduti i professori Monti e Fornero e tutti gli altri che hanno fatto approvare la più pesante “riforma” finora mai registrata in Italia a carico di pensionati e aspiranti tali.

Ai già gravi provvedimenti introdotti dal precedente governo Berlusconi, come ad esempio le finestre mobili, aumenti periodici dei requisiti in base alla “speranza di vita”, ricongiunzioni onerose, aumento repentino del requisito di vecchiaia per le donne del pubblico impiego, ecc., con il cosiddetto “Salva Italia”, in pratica si è puntato a fare cassa subito penalizzando la massa dei lavoratori e pensionati attraverso il blocco delle perequazioni, allungando l’età per le pensioni di vecchiaia e aumentando gli anni di contribuzione necessari per la cosiddetta pensione anticipata. Pur di raggiungere lo scopo, la “riforma” Fornero, ha lasciato senza lavoro, senza ammortizzatori sociali e senza pensione centinaia di migliaia di lavoratori esodati che avevano firmato degli accordi con la propria azienda in crisi terminando in anticipo il proprio rapporto di lavoro con l’aspettativa di andare in pensione con i requisiti di anzianità vigenti al momento della firma dell’accordo.

L’Italia è diventata una delle prime in assoluto, in Europa, per i più alti limiti di età di pensionamento e per l’applicazione di una drastica riduzione dell’indennità pensionistica con l’estensione a tutti del sistema contributivo.

Rileggiamo sinteticamente i punti salienti della cosiddetta riforma Fornero che più di essere “corretta" andrebbe cancellata.

“La legge n. 214/2011 che ha convertito con modificazioni il decreto legge n. 201/2011
(riforma Monti-Fornero) ha stabilito quanto segue:
-estensione del calcolo contributivo ai lavoratori assoggettati al calcolo retributivo, precedentemente esclusi (coloro che vantavano almeno 18 anni di contribuzione al 31/12/1995). L’estensione riguarda i periodi contributivi accreditati a partire dal primo gennaio 2012, secondo il principio del pro-rata.
-regime delle decorrenze. Il regime delle decorrenza viene abolito e, in generale, sostituito con un corrispondente incremento dei requisiti minimi di età e/o di contribuzione per l’accesso al pensionamento.
-pensionamento di vecchiaia delle donne nel settore privato. Il processo di allineamento dell’età di vecchiaia delle donne nel settore privato rispetto a quello degli uomini (e delle donne nel settore pubblico) e stato ulteriormente accelerato. La totale equiparazione sarà raggiunta entro il 2018, anziché entro il 2026, come previsto dalla normativa precedente.
-assegno sociale. In aggiunta agli adeguamenti periodici alle variazioni della speranza di
vita, il requisito minimo di età per l’accesso all’assegno sociale è stato incrementato di 1
anno a partire dal 2018, risultando così pienamente allineato al requisito minimo di età per il pensionamento di vecchiaia.
-pensionamento anticipato con requisito congiunto età/anzianità contributiva. Il canale di pensionamento anticipato con il requisito congiunto età/anzianità contributiva è stato abolito in tutti i regimi pensionistici (resta vigente sino al 2015 per le sole donne che optano per il criterio di calcolo contributivo). Nel regime contributivo, in via aggiuntiva al canale con sola anzianità contributiva, il pensionamento anticipato è consentito con un’età inferiore fino a 3 anni rispetto a quella di vecchiaia, purché l’interessato sia in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 20 anni e possa vantare un ammontare mensile di pensione non inferiore ad un importo soglia fissato in misura l’importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale Inps.
-pensionamento anticipato con il canale indipendente dall’età. Nel caso del pensionamento anticipato con il canale indipendente dall’età anagrafica, il requisito minimo degli uomini è ulteriormente aumentato di 2 anni ed 1 mese (1 anno e 1 mese per le donne). Sulla quota di pensione calcolata con il metodo retributivo si applica una penalizzazione del 1% a 61 anni e del 2% a 60 anni, a cui si aggiungono ulteriori 2 punti percentuali per ogni anno di anticipo rispetto ai 60 anni. In relazione alla suddetta penalizzazione, sono previste esclusioni per coloro che maturano il requisito entro il 31/12/2017.
-adeguamento dei requisiti minimi. Anche il requisito contributivo minimo per l’accesso al pensionamento anticipato con il solo canale anzianità, indipendentemente dall’età, viene
periodicamente adeguato in funzione delle variazioni delle speranza di vita a partire dal
2013, come già previsto per il pensionamento di vecchiaia. A partire dal 2021, l’adeguamento di tutti i requisiti del sistema pensionistico è biennale anziché triennale, e tale diversa periodicità è applicata anche alle concomitante procedura di aggiornamento del coefficiente di trasformazione.
-aliquote contributive. Le aliquote contributive dei lavoratori autonomi vengono
gradualmente incrementate dal 20% (20,3% per i CDCM) del 2011 al 24% del 2018. Inoltre, la legge n. 183/2011 (legge di Stabilità 2012) aveva già incrementato di 1 punto percentuale l’aliquota dei lavoratori parasubordinati portandola al 27% (18% per i lavoratori parasubordinati già pensionati o iscritti ad altro fondo o gestione).
-indicizzazione delle pensioni. Per il biennio 2012-2013, le pensioni di importo complessivo superiore a 3 volte il minimo (circa 1.400 euro mensili) non sono indicizzate al tasso di inflazione.
-contributo di solidarietà. Dal 1° gennaio 2012 al 31 dicembre 2017, è istituito un contributo di solidarietà a carico degli iscritti e dei pensionati (con pensione pari o superiore a 5 volte il minimo) degli ex-fondi trasporti, elettrici e telefonici e del fondo volo.

La legge n. 147/2013 (legge di Stabilità 2014) ha stabilito quanto segue:
- indicizzazione delle pensioni. Per il triennio 2014-2016 è stato introdotto un nuovo sistema di indicizzazione così articolato: riconoscimento del tasso d’inflazione al 100% per i trattamenti di importo sino a 3 volte il minimo Inps; 95% per i trattamenti d’importo compreso tra 3 e 4 volte il minimo; 75% per i trattamenti di importo compreso tra 4 e 5 volte il minimo; 50% per i trattamenti d’importo compreso tra 5 e 6 volte il minimo e 45% (40% per il solo anno 2014) per i trattamenti d’importo superiore a 6 volte il minimo. Peraltro, il nuovo meccanismo di rivalutazione non avviene più per scaglioni, ma riguarda l’intero importo e non solo la parte eccedente la soglia garantita, come avveniva prima.
-contributo di solidarietà. Per il periodo 2014-2016 ai titolari delle cosiddette “pensioni
d’oro” è stato imposto un contributo di solidarietà così articolato: 6% per la parte eccedente l’importo annuo pari a 14 volte il trattamento minimo Inps; 12% per la parte eccedente l’importo annuo pari a 20 volte il trattamento minimo e 18% per la parte eccedente l’importo pari a 30 volte il trattamento minimo.

La legge n. 190/2014 (legge di Stabilità 2015) stabilisce quanto segue:
-penalizzazione pensioni anticipate: le riduzioni sulla quota di pensione anticipata calcolata con il metodo retributivo (penalizzazione del 1% a 61 anni e del 2% a 60 anni, a cui si aggiungono ulteriori 2 punti percentuali per ogni anno di anticipo rispetto ai 60 anni) è soppressa, con decorrenza 1° gennaio 2015 nei confronti di tutti coloro che maturano il requisito entro il 31/12/2017.

-limite alle pensioni d’importo elevato: in seguito all’estensione del calcolo “contributivo”
pro-rata per tutti, a partire dal 2012, l'importo complessivo del trattamento pensionistico non può eccedere quello che sarebbe stato liquidato con l'applicazione delle regole di calcolo vigenti prima della riforma Monti-Fornero. In sostanza, coloro che continuano a lavorare dopo aver accumulato i 40 anni di contribuzione, non possono ottenere una pensione d’importo superiore all’80% della media degli ultimi stipendi.”

Fonte: "Rapporto sul Bilancio del Sistema Pensionistico Italiano 2015"

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